martedì, 28.02.06
The Smashing Pumpkins - Distorsioni Oniriche

Nati nel 1988 a Chicago, gli Smashing Pumpkins sono sempre apparsi, forse a ragione, come una one man band, la creatura del vulcanico e tormentato Billy Corgan, chitarra solista e vocalist del gruppo; la loro eterogenea musica, un mix di psichedelia, hard rock, new wave, dark, e rock sinfonico, non ha mai nascosto una sottile componente prog che, durante i primi anni Novanta, ha contribuito a metterli in leggera contrapposizione al contemporaneo movimento Grunge di Seattle, dal sound più scarno ed immediato, tuttavia la formazione è riuscita a ritagliarsi uno spazio notevole nella storia del rock più recente, grazie a dischi monumentali e ricchi di originalità e ad una produzione complessivamente sterminata.
La formazione originale comprende, oltre allo stesso Corgan, James Iha alla chitarra e D'Arcy Wretzky al basso, a cui si aggiungerà presto il batterista di provenienza jazz Jimmy Chamberlin, il cui stile potente ed inconfondibile sarà uno dei marchi di fabbrica di tutta la produzione della band. L'esordio su disco è del 1991, Gish, prodotto da Butch Vig, conquista il pubblico alternativo con pezzi aspri ed ossessivi ("Siva", "Bury Me" ) e con ballate acide("Rhinoceros", "Window Paine"), nonostante la piena maturità nella scrittura arriverà solo 2 anni dopo con Siamese Dream, uno dei due capolavori dei Pumpkins, disco travagliato ed ispiratissimo che li fa conoscere al grande pubblico, anche atrraverso singoli quali Disarm, struggente ballata, o Today, dal videoclip surreale. Il seguito di Gish vanta una maggiore variegazione cromatica e risulta più incisivo anche nei pezzi più violenti ("Quiet", "Silverfuck" ), tutto il lavoro è pervaso da un atmosfera sognante e malinconica, riscontrabile anche nei testi.
Del 1994 è la raccolta di rarità Pisces Iscariot, ma per il quartetto la definitiva consacrazione arriva con Mellon Collie And the Infinite Sadness, del 1995, quasi un moderno White Album per gli stili e le diverse atmosfere che vi si ritrovano, un doppio cd maestoso contenente quanto di più eclettico si possa chiedere ad una rock band, coi suoi singoli apripista "Bullet With Butterfly Wings""1979", "Zero" e "Tonight Tonight", le sue ballate semiacustiche ("In The Arms Of Sleep", "Galapogos" ), i suoi omaggi al metal ("Fuck You") le sue incursioni nel prog ("Porcellina Of The Vaste Oceans") e le sue filastrocche ("We Only Come Out At Night" ). Il mondo celebra Billy Corgan e la sua voce da bambino nauseato.
Nonostante la gloria raggiunta, le stabilità dei Pumpkins viene minata durante il tour successivo, quando, prima di un concerto al Madison Square Garden il tastierista di supporto, Jonathan Melvoin, viene trovato morto per overdose da eroina, mentre il batterista Chamberlin, insieme a lui, si salva miracolosamente ma viene comunque allontanato dalla band. Orfana del suo motore ritmico, la band si affida a qualche turnista ed alla drum machine, dando alla luce, nel '98, Adore, disco controverso che divide critica a pubblico, con le sue sonorità prossime a certa new wave anni '80 e dalle tinte spesso dark, con un inusuale poco spazio per le chitarre elettriche. L'opera viene forse sottovalutata, e la compiutezza di pezzi quali "Daphne Descends", "Ava Adore", "Appels + Oranjes" e "For Martha" è lì a dimostrarlo.
Allo scoccare del 2000, i quattro, rientrato Chamberlin tra le loro file, pubblicano l'ultimo capitolo ufficiale della loro saga: Machina, The Machines of God, forse ll loro disco meno ispirato, a tratti ridondante ed autocelebrativo, nonostante qualche buon pezzo;esso si rivela un mezzo flop, se non fosse per il glorioso tour d'addio che lo segue alla fine dello stesso anno; infatti Corgan, esasperato da dissidi interni e da frustranti insuccessi pone fine all'avventura Smashing Pumpkins, annunciando al propri fan delusi la pubblicazione solo su internet di Machina II - Friends and Enemies of Modern Music, disco di inediti tratto dalle sessioni di Machina ed estremo saluto-tributo al suo fedele pubblico. Questa volta è la bassista D'Arcy a mancare all'appello, anche lei alle prese con problemi di droga, sostituita da Melissa Auf Der Maur delle Hole.
Nel 2001, è uscito Greatest Hits, una doppia raccolta che celebra la storia della formazione di Chicago. Estremi, rabbiosi, eclettici, megalomani, oscuri, malinconici, gli Smashing Pumpkins hanno saputo incantare con il loro universo sonoro sognante ed inquieto.
In seguito Billy Corgan formerà una nuova effimera band, gli Zwan, supergruppo a tre chitarre in cui coinvolgerà di nuovo il fedele e storico batterista, ma i fasti di un tempo sono ormai lontani, così come la goticità ed il malessere espresso nelle sue vecchie liriche, ed il progetto muore sul nascere dopo il debutto Mary Star Of The Sea del 2003. Nel 2005, allora, tenta la carta dell'avventura solista con The Future Embrace e così colui che, una volta, definiva i Black Sabbath la propria ossessione sonora, si diletta con un synth-pop con qualche spinta rock e con una cover di "To Love Somebody" dei Bee Jees.
Ultimamente Il musicista parla di un'imminente reunion della band, con una nuova line-up.
Discografia
GISH - 7
SIAMESE DREAM - 8
PISCES ISCARIOT - 7
MELLON COLLIE AND THE INFINITE SADNESS - 9
ADORE- 7
MACHINA - THE MACHINES OF GOD - 6
domenica, 22.01.06
Jeff Buckley - Anomalia del canto rock

Probabilmente uno dei rarissimi casi in cui un figlio d'arte riesce ad oscurare per fama e meriti artistici l'ingombrante figura di un padre leggendario, pur avendolo salvato dall'oblio, la storia di Jeff Buckley costituisce una breve quanto intensa e seminale epopea del rock americano degli anni '90.
Nato ad Orange County, California, il 17 novembre del 1966, Jeffrey Scott Moorhead viene immediatamente abbandonato dal padre Tim Buckley, straordinario folksinger dalla voce eccezionale, cresce con la madre Mary Guibert ed il patrigno Ron Moorhead che assecondano la sua naturale e straripante musicalità; egli si forma suonando la chitarra in diverse band locali e consegue un diploma presso il Guitar Institute of Technology di Los Angeles nel 1985, ma è a New York che il suo talento troverà gli sbocchi necessari, qui infatti partecipa ad un concerto tributo al padre e forma con Gary Lucas i Gods & Mosters, la sua prima importante esperienza musicale, presto abbandonata a favore di una densa attività live solista in giro per il club della Grande Mela.
E' proprio in uno di questi locali - il Sin-è- che viene notato da un discografico ed ha l'opportunità di registrare, nel 1993, il suo primo EP, appunto Live at Sin-è, per la Columbia(Sony), 4 tracce per sola voce e chitarra, tra cui cover di Edith Piaf e Van Morrison. Un anno dopo arriva il suo capolavoro, il suo unico vero e proprio album pubblicato in vita, Grace, un disco epocale che coniuga perfettamente rock, soul, gospel, musica classica e folk e che vede nell'incredibile voce vibrata di Buckley il volano della sua unicità, un'estensione vocale ed una padronanza più uniche che rare per un canto ipnotico e venato di blues, lontano anni luce da sterili tecnicismi, che lo riconduce dalle parti di suo padre quanto da quelle di Robert Plant dei Led Zeppelin, suo idolo sin da ragazzino. Ogni brano dell'album è una perla che basta a se stessa, come nel caso della struggente title track, o della malinconica Last Goobye, c'è spazio in esso per la romantica inquietudine di So Real, per la violenza di Eternal life, per le suggestioni poetiche di Lover e per il candore di Hallelujah di Leonard Cohen, l'opera si chiude con Dream Brother, una canzone dal sapore orientaleggiante che dal vivo si tramuta spesso in un lungo mantra. Il tutto è reso impeccabilmente attraverso intrecci di chitarre acustiche ed elettriche, un moderato uso di archi e l'intervento di harmonium, organo e dulcimer, suonati dallo stesso cantante.
Il suo backgound musicale è semplicemente immenso e spazia tra i generi più disparati, si va, infatti, da Dylan a Miles Davis, dai Beatles a Nina Simone, passando per Hendrix, i Television, Ray Charles e Nusrat Fateh Ali Khan: tutto ciò dà origine ad una musica pura e senza tempo che trascende largamente l'epoca nella quale è stata concepita, fino a far sembrare quasi un alieno quel giovane chitarrista che, in piena era Grunge si lascia andare a vocalizzi in falsetto e fa sfoggio di un repertorio di cover risalenti a 40 anni prima, non senza tirar fuori, all'occorrenza, una rabbia chitarristica del tutto al passo coi tempi.
Sicuramente uno dei dischi di debutto più maturi e compiuti dell'intera storia del rock, Grace viene osannato dalla critica ed è seguito da un lunghissimo e stressante tour nel quale le 10 tracce del cd vengono stravolte sera dopo sera con variazioni, improvvisazioni e prolungamenti da una band ormai ben testata dal vivo che asseconda il leader in ogni suo capriccio stilistico, terminato il quale un Jeff Buckley un po' frustrato si ritira in solitudine a Memphis per cercare di completare quel problematico secondo album del quale non riesce o non vuole ancora vedere la pubblicazione, tuttavia il destino non permetterà che avvenga: Sketches for My Sweetheart the Drunk, doppio cd fra grezzi demo e discreti brani più o meno compiuti dal sapore più scarno ed essenziale, tra i quali il commovente soul Everybody here wants you, esce tragicamente postumo dopo che Jeff viene ritrovato morto, il 4 giugno 1997, annegato mentre nuotava nel Wolf River, un affluente del fiume Mississipi.
Seguiranno altre pubblicazioni postume per mano della madre di Jeff, tra live di non proprio eccelsa qualità sonora e raccolte di inediti, delle quali vale la pena citare l'ultima in ordine cronologico e certamente la più importante: Live at Sin-è legacy edition, l'edizione completa delle sessions di registrazione della prima prova su disco di Jeff Buckley, un cofanetto entusiasmente che offre, finalmente, un ritratto abbastanza esauriente dell'artista, che si dimostra performer di elevata caratura, arrangiatore straordinario, nonchè notevole entertainer.
La sua influenza sulla scena musicale successiva alla sua scomparsa è enorme, basti citare nomi quali Radiohead, Muse, Coldplay, Chris Cornell, Ours, artisti per loro stessa ammissione contaminati ed ispirati, in diversa maniera, da aspetti stilistici e dall'approccio musicale dello sfortunato cantautore, ormai entrato di diritto nell'olimpo dei giganti del rock di sempre.
Live At Sin-è- rock-soul - 8
Grace - rock-soul - 9
Live from The Bataclan - 7
Sketches for My Sweetheart the Drunk- rock-soul - 7,5
Mystery White Boy - 7
Live in Chicago - 8
Live A l'Olimpya - 7
Songs to no one - rock-blues - 6,5
Live At Sin-è legacy edition - 8,5
Grace legacy edition - 8
mercoledì, 18.01.06
Goldfrapp - Mondi Sommersi

Riesce difficile palare di un duo come i Goldfrapp. La scena di Bristol, una delle più interessanti degli anni 90, ci porta questo ennesimo fenomeno musical-commerciale. Su una cosa però non ci piove affatto: l'eterea voce di Alison Goldfrapp riesce a tratteggiare mondi celesti, creature notturne, paesaggi lunari. Nella discografia dei Goldfrapp bisogna però riconoscere almeno due fasi. Una rappresentata da Felt Mountain, il debutto del duo, l'altra rappresentata dai fratellastri del primo album.
Felt Mountain riesce subito a conquistare l'ascoltatore. Le nove tracce del disco, uscito nel 2002, fanno letteralmente sognare. L'album, prodotto in un bungalow fra le montagne, ci fa assaporare le dolci atmosfere mattutine, i notturni lunari, le scogliere deserte, i flutti infrangersi sulle rocce. Felt Mountain è insomma quello che si potrebbe definire un album di una poiliedricità straordinaria, in grado di catturare i suoni naturali. L'iniziale Lovely Head non può che conquistare, Utopia ti fa sobbalzare. L'uso dei synth è atipico. L'eterea eletronica di Bjork viene amalgamata alle soffici sinfonie trip-hop dei Portishead. Ma è la sensuale voce di Alison il vero gioello di Felt Mountain.Le canzoni scorrono leggere fra dolci ballate e canti malinconici il tutto immerso in uno spleen decadente ed incredibilemente sognante. La voce è il vero strumento.
Con Black Cherry si assiste ad una decisiva svolta. Il sound etero e sognante viene aggiornato al tempo delle macchine. I suoni si fanno ruvidi, probabilmente condizionati dalla nuova spinta dance. Il synth viene qui usato con incredibile spavalderia, a tal punto da disturbare l'ascoltatore. E nemmeno a dirlo le tracce più convicenti sono quelle musicalmente legate a Felt Mountain. Ad esempio l'iniziale Crystalline Green, seppur partendo con un ossessivo ritmo techno, riesce nel finale a salvarsi proponendo uno splendido e stucchevole utilizzo delle tastiere e degli archi campionati. Purtoppo però questo è l'unico brivido che l'album sa regalarci.
Nel 2005 esce Supernature. Chi si aspettava un ritorno alle origini vedrà tradite le sue aspettative. L'album si presenta aspro, più di quanto non lo sia Black Cherry. La sola voce di Alison riesce a salvarsi dal solito synth disorto usato in maniera assurda. Insomma chi vorrà gustarsi un poi di dance-pop in salsa commerciale sarà accontentato. Ma per noi, esigenti ascoltatori retrò, non ci resta che mettere nel lettore Fel Mountain. Senza Discussioni.
1. FELT MOUNTAIN - Dream Pop 8
2. BLACK CHERRY - Electro Pop 5
3. SUPERNATURE - Dance Pop 4
domenica, 15.01.06
Air - La Genesi Della Nuova Scena Elettronica

Oramai veterani della scena elettronica europea, gli Air costituiscono la base dalla quale è iniziata la rinascita e il rinnovamento della musica elettronica a cavallo fra anni 90 e 2000. Nicolas Godin e Jean-Benoet Dunckel riescono infatti nell'impresa di coniare una sorta di nuovo linguaggio pop. Partendo dal cantautorato francese anni 50 e portandoci alla base dell'elettronica da tastiere anni 70, trasportano colui che ascolta in ambienti tranquilli, in passeggiate bucoliche. Ad un certo gusto retrò, riescono però ad affiancare una forte spinta electro-dance, riscontrabile soprattutto nel magnifico Moon Safari.
Questo album, uscito nel 1998, riesce nell impresa di ristrutturare, partendo dalla base, l'elettronica. E diciamo subito che quella degli Air, seppur non disdegnando arrampicate avanguardistiche, è una musica di facile ascolto. I brani scivolano via con un insostituibile leggerezza pop. La Femme D'Argeant si pone come un intro di 7 minuti. La sottile psichedelia, unita all uso del moog, ne fa un bozzetto electro-acustico da far invidia. Si passa poi per il tormentone Sexy Boy. Le linee di tastiere molto nette rendono l'ascolto semplice e ravvivano l'atmosfera. Anche Kelly Watch The Stars prosegue sulla linea di Sexy Boy, introducendo però linee melodiche simil-disco. Ma è probabilmente nella dolcezza sonora che gli Air riescono meglio. Brani come Talisman, All I need o You make it easy sono tracce affascinanti quanto orecchiabili. La voce di Beth Hirsch disegna splendidi paesaggi d'atmosfera mattutina.
Il successo è immediato e, dopo la pubblicazione di una raccolta di demo (Premier Symptomes), esce la colonna sonora del film Le Vergini Suicide di Sofia Coppola. L'album, aperto dalla splendida Playground Love, ripercorre i fasti di Moon Safari, accentuando però ulteriormente l vena melodica. L'uso, quasi ossessivo, del Moog, imprime a questo album un gusto tipicamente retrò, forse testimonianza di un amore per la Parigi dai bistrot fumosi.
10.000 Hz Legend segna una decisa svolta verso un sound ben più maturo. Tale maturità ci regala un album decisamente raffinato dal punto melodico ma mancante di quell imprevidibiltà e di quei tratti quasi barocchi di Moon Safari. Le canzoni si compongono di un suono indirizzato con più decisione verso basi eletro-dance. I ritmi si fanno più incalzanti e ballabili. L'evoluzione degli Air procede verso una direzione composta dunque da melodie più orecchiabili e ritmate. Eletronic Perfomers amalgama alla perfezione una forte base timbrica con archi. Il risultato ne è una perfetta canzone electo-pop. L'album procede alternando dolci melodie retro-pop alla chassonier francais anni 50 a tracce di matrice simil dance, come ne è esempio People In The City. L'album dunque si colloca un gradino sotto l'eccellente Moon Safari.
Talkie Walkie, rappresenta un po un ritorno alle origini. Se 10.000 Hz Legend può definirsi la deriva dance-retro-pop di Moon Safari, Talkie Walkie è il lato oscuro di Moon Safari. Le atmosfere si fanno soffici e talvolta noiose. L'album, di chiara matrice chill out, non manca comunque di pezzi degli di nota. Cherry Blossom Girl scorre fra note simil dream-pop, Run fonde un'attitudine iniziale prettamente electro-chill out con un finale, quasi cameristico sorretto da splendide sovrapposizioni corali. L'ascolto rimane in ogni caso piacevole anche se con qualche sbadiglio. Il rischio insomma in cui incorrono gli Air è quello dell'autocelebrazione.
1. Moon Safari - Elettronica 8
2. The Vergines Suicides - Elettronica 6.5
3. 10000Hz Legend - Electro-Pop 7
4. Talkie Walkie - Pop 6.5
mercoledì, 04.01.06
Sigur Ros - Teoremi Musicali

I Sigur Rós nascono nell?Islanda del 1994 dalle menti di Jón Þór Birgisson, Ágúst Ævar Gunnarsson e Georg Hólm. Il gruppo, passa i primi tre anni lavorando in studio e pubblicando qualche singolo. Le difficoltà sono comunque molteplici, soprattutto di carattere finanziario. Il loro sound è di una particolarità terrificante. Aggiornando le intuizione shoegaze di gente come Jesus Mary And Chain, Ride, My Bloody Valentie e i primi Verve e avvolgendole con le calde sonorità gotiche dei Dead Can Dance ottengono un qualcosa di assolutamente straordinario. La loro musica è inoltre l?accurata elaborazione del Dream-Pop di matrice inglese (Slowdive, Cocteau Twins e Mojave3) assieme alla pura estasi musicale di artisti quali Spaceman 3 e Radiohead. I tratti più elettroinici ricordano la migliore Bjork e rimandano allo Shulze di Irricht. La componente più arrabbiata dei Sigur Ros è frutto dell?influenza di quel post-rock di matrice canadese (Godspeed You Black Emperor), scozzese (Mogwai) e americana (Labradford).
Nel 1997 esce il loro primo Lp: Von. L?album nel complesso è pervaso da un ombra notturna. La difficoltà nel descrivere questo album è per noi estrema. Meglio dunque descrivere le sensazione che provoca nell ascoltatore. Pare di camminare nella fredda Islanda, lungo un sentiero deserto. La Luna velata da rocciose nuvole in arrivo, preparano l?uditore all?esplosione sonora. I primi dieci minuti sono di pura psichedelia. Il vento scuote le le fronde degli alberi, il mare s?increspa e qualche gabbiano vola via lontano. Ululati sinistri si accavallano alle orecchie dello sperduto visitatore. La fine sembra vicina ma la voce di Jonsi ci ridesta dall incubo sonoro e ritorna magnifico il Sole a illuminare la Via. Droni e architetture di chitarra e fiati illuminano la via della salvezza. La vita è vicina.
E così iniziano a farsi conoscere nella fredda Islanda. Ma è nel 1998 che arriva il boom. Quello che esce nel 1999 è uno degli album capolavoro (e non esageriamo) della musica contemporanea. Ágætis Byrjun trasporta l?ascoltatore in paesaggi freddi e con i gaisers lo riscalda. Questo potrebbe essere il giusto sunto di questo album. E? magico. Anche questo, come d?altronde tutta la discografia dei Sigur Rós, difficilmente descrivibile. La voce di Jonsi tratteggia splendide traiettorie vocali simili al volo degli uccelli. E con canzoni come Vidrar Vel Til Loftarasa, Olsen Olsen, Svefn-G-Englar non ci resta che piangere. E l?album, seppure di lunghezza considerevole (circa 70 minuti), scorre leggero fra note di una dolcezza incredibile e droni elettronici. Svefn-G-Englar apre l?album. E? una lenta ballata di dieci minuti sorretta, per la quasi totalità della sua durata, dalla sola voce del cantante. Le soffici melodie aprono il campo a imponenti digressioni di viole e fiati. E l?ascoltatore rimane incantato da tanta bellezza sensoriale. La musica dipinge favolosi acquerelli, dipingendo grandi distese marine e immense praterie disabitate. Vidrar Vel Til Loftarasa parte in sordina e all ottavo minuto circa esplode, deflagrando in un magma di fiati cameristico.Tutto questo è Ágætis Byrjun.
Nel 2002 arriva un?altra(inattesa) svolta. Con () il suono dei Sigur Ros muta profondamente. L?album rimane comunque (anche questo) un capolavoro assoluto della musica post-duemila. Le tracce sono 8, tutte estremamente dilungate. Importante notare come nessuna canzone abbia un titolo così come l?album ed il booklet dello stesso. Tutto vuoto, tutto completamente bianco. E la nuova filosofia dei Sigur Ros si trasmette nella loro musica. Se Ágætis Byrjun può rappresentare l?esplosione e tutto ciò che si proietta verso l?esterno, () è un immensa implosione. La musica si fa rarefatta, testi quasi del tutto assenti, gli strumenti ridotti ai minimi termini. Se il sound di Ágætis Byrjun è quanto di più pomposo che chiunque possa aver mai ascoltato, quello di () è essenziale, scarno e povero. Untitled Track N. 1 (accompagnata da un bellissimo video vincitrice nella sezione Best Video agli MTV Music Awards e diretto dalla bravissima Sigismondi) è l?emblema dell?album. Voce soffusa, pianoforte che regge violini e viole in lontananza. Da applausi. La malinconia trasporta chi ascolta verso le strade del passato, conducendolo per mano. Le tracce scorrono lente ed inesorabili fino al terzetto finale. Infatti Untitled Track 6, 7,8, piuttosto simili per struttura ci conducono verso un sound più ritmato e rock. La Untiled Track n. 8, vero capolavoro dell?album, ci porta inizialmente verso sentieri illuminati dal Sole. Al minuto numero 6 inizia la discesa agli Inferi. Una progressione di tre minuti.Un esplosione sonora di batteria (sembra che ce ne siano 100), chitarre, bassi, violini e fiati. Miracolo a Reykyavik.
Von - Post Rock 8
Ágætis Byrjun - Dream Pop 9
() - Post Rock 9
Takk - Dream Pop 8




