Interpol - Antics

ARTISTA: Interpol
ALBUM: Antics
ANNO: 2004
SE VI PIACCIONO: Joy Division, Cure, Franz Ferdinand, Arcade Fire
GENERE: Wave
VOTO: 7
Interpol, atto secondo. Dopo Turn on the brights lights, il quartetto newyorkese torna nel 2004 con questo Antics. Album che di certo non smentisce la bravura dei quattro, anche se esce ridimensionato dal confronto col fratello maggiore. Oramai però gli Interpol non sono più la next big thing del rock indipendente. Anzi. In un colpo sono diventati i capisaldi, il modello da prendere ad esempio per inquadrare quel revival wave tanto in voga in questi anni. Antics si apre con un organo campionato in sottofondo, chitarre poco rumorose e la voce di Banks in rilievo. La struttura è semplice e lineare, ma tuttavia nessun sussulto. Lo stupendo giro di basso iniziale apre Evil, il ritmo prende quota e le chitarre si innestano prepotenti. In Narc sono le chitarre a farla da padrone, mentre in Cruise si sentono alla perfezione gli echi della stagione targata Joy Division. Slow Hands è uno dei gioielli del disco. Bassi e chitarre aprono melodie autostradali di facile percorrenza. Attenzione. Il pericolo del fischiettio è dietro l'angolo. Ammirevole il climax chitarristico in Public Pervert. Altro piccolo gioiello del genere è Length Of Love . Ritmi fissi, cupi, imprevedibili. Canto quasi statico, basso in sottofondo. Ancora echi wave. In definitiva Antics non si propone certo come un album capace di cambiare le rotte della new-wave. Si presta ad un asolto facile e le canzoni sono ben strutturate. Di certo Ian Curtis non si starà rivoltando nella tomba.
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