Idioteque.

Jeff Buckley - Anomalia del canto rock

.

 

Probabilmente uno dei rarissimi casi in cui un figlio d'arte riesce ad oscurare per fama e meriti artistici l'ingombrante figura di un padre leggendario, pur avendolo salvato dall'oblio, la storia di Jeff Buckley costituisce una breve quanto intensa e seminale epopea del rock americano degli anni '90.

Nato ad Orange County, California, il 17 novembre del 1966, Jeffrey Scott Moorhead viene immediatamente abbandonato dal padre Tim Buckley, straordinario folksinger dalla voce eccezionale, cresce con la madre Mary Guibert ed il patrigno Ron Moorhead che assecondano la sua naturale e straripante musicalità; egli si forma suonando la chitarra in diverse band locali e consegue un diploma presso il Guitar Institute of Technology di Los Angeles nel 1985, ma è a New York che il suo talento troverà gli sbocchi necessari, qui infatti partecipa ad un concerto tributo al padre e forma con Gary Lucas i Gods & Mosters, la sua prima importante esperienza musicale, presto abbandonata a favore di una densa attività live solista in giro per il club della Grande Mela.

E' proprio in uno di questi locali - il Sin-è- che viene notato da un discografico ed ha l'opportunità di registrare, nel 1993, il suo primo EP, appunto Live at Sin-è, per la Columbia(Sony), 4 tracce per sola voce e chitarra, tra cui cover di Edith Piaf e Van Morrison. Un anno dopo arriva il suo capolavoro, il suo unico vero e proprio album pubblicato in vita, Grace, un disco epocale che coniuga perfettamente rock, soul, gospel, musica classica e folk e che vede nell'incredibile voce vibrata di Buckley il volano della sua unicità, un'estensione vocale ed una padronanza più uniche che rare per un canto ipnotico e venato di blues, lontano anni luce da sterili tecnicismi, che lo riconduce dalle parti di suo padre quanto da quelle di Robert Plant dei Led Zeppelin, suo idolo sin da ragazzino. Ogni brano dell'album è una perla che basta a se stessa, come nel caso della struggente title track, o della malinconica Last Goobye, c'è spazio in esso per la romantica inquietudine di So Real, per la violenza di Eternal life, per le suggestioni poetiche di Lover e per il candore di Hallelujah di Leonard Cohen, l'opera si chiude con Dream Brother, una canzone dal sapore orientaleggiante che dal vivo si tramuta spesso in un lungo mantra. Il tutto è reso impeccabilmente attraverso intrecci di chitarre acustiche ed elettriche, un moderato uso di archi e l'intervento di harmonium, organo e dulcimer, suonati dallo stesso cantante.

Il suo backgound musicale è semplicemente immenso e spazia tra i generi più disparati, si va, infatti, da Dylan a Miles Davis, dai Beatles a Nina Simone, passando per Hendrix, i Television, Ray Charles e Nusrat Fateh Ali Khan: tutto ciò dà origine ad una musica pura e senza tempo che trascende largamente l'epoca nella quale è stata concepita, fino a far sembrare quasi un alieno quel giovane chitarrista che, in piena era Grunge si lascia andare a vocalizzi in falsetto e fa sfoggio di un repertorio di cover risalenti a 40 anni prima, non senza tirar fuori, all'occorrenza, una rabbia chitarristica del tutto al passo coi tempi.

Sicuramente uno dei dischi di debutto più maturi e compiuti dell'intera storia del rock, Grace viene osannato dalla critica ed è seguito da un lunghissimo e stressante tour nel quale le 10 tracce del cd vengono stravolte sera dopo sera con variazioni, improvvisazioni e prolungamenti da una band ormai ben testata dal vivo che asseconda il leader in ogni suo capriccio stilistico, terminato il quale un Jeff Buckley un po' frustrato si ritira in solitudine a Memphis per cercare di completare quel problematico secondo album del quale non riesce o non vuole ancora vedere la pubblicazione, tuttavia il destino non permetterà che avvenga: Sketches for My Sweetheart the Drunk, doppio cd fra grezzi demo e discreti brani più o meno compiuti dal sapore più scarno ed essenziale, tra i quali il commovente soul Everybody here wants you, esce tragicamente postumo dopo che Jeff viene ritrovato morto, il 4 giugno 1997, annegato mentre nuotava nel Wolf River, un affluente del fiume Mississipi.

Seguiranno altre pubblicazioni postume per mano della madre di Jeff, tra live di non proprio eccelsa qualità sonora e raccolte di inediti, delle quali vale la pena citare l'ultima in ordine cronologico e certamente la più importante: Live at Sin-è legacy edition, l'edizione completa delle sessions di registrazione della prima prova su disco di Jeff Buckley, un cofanetto entusiasmente che offre, finalmente, un ritratto abbastanza esauriente dell'artista, che si dimostra performer di elevata caratura, arrangiatore straordinario, nonchè notevole entertainer.

La sua influenza sulla scena musicale successiva alla sua scomparsa è enorme, basti citare nomi quali Radiohead, Muse, Coldplay, Chris Cornell, Ours, artisti per loro stessa ammissione contaminati ed ispirati, in diversa maniera, da aspetti stilistici e dall'approccio musicale dello sfortunato cantautore, ormai entrato di diritto nell'olimpo dei giganti del rock di sempre.

 

Live At Sin-è- rock-soul - 8

Grace - rock-soul - 9

Live from The Bataclan - 7

Sketches for My Sweetheart the Drunk- rock-soul - 7,5

Mystery White Boy - 7

Live in Chicago - 8

Live A l'Olimpya - 7

Songs to no one - rock-blues - 6,5

Live At Sin-è legacy edition - 8,5

Grace legacy edition - 8

 

Autore: Walrus Categoria: Monografie Letto 523x volte domenica, 22.01.06 20:41:32 Permalink Punti "Karma": 13. Ti piace questo articolo? [SI/NO]

Links

Del.icio.usdel.icio.us  Diggdigg  Technoratitechnorati  Blinklistblinklist  Furlfurl  redditreddit

Trackback

  • There are currently no trackbacks for this item.
  • Use this TrackBack url to ping this item (right-click, copy link target). If your blog does not support Trackbacks you can manually add your trackback by using this form.

Esporta:

  • Stampa [print]
  • Feed con commenti: RSS 2.0 comments feed

Aggiungi un commento:

Comments must be approved before being published. Thank you!

Controllo Anti-spam