Portishead- Il manichino sotto le stelle.

ARTISTA: Portishead
ALBUM: Dummy
ANNO: 1994
GENERE: Trip Hop
VOTO: 8.5
Credo che il nome Portishead sia noto ai più dunque non mi soffermerò a lungo sulla loro storia ma cercherò di dare solamente una sintetica e poco articolata spiegazione sul loro orientamento musicale. L’idea del gruppo è quella di creare melodie rielaborando vecchi motivi di film noir mescolandoli a spunti jazz e ritmi hip-hop rallentati arricchendo il tutto con bassi cupi, sintetizzatori, sample e scratch tanto cari al genere trip hop. Un miscuglio amalgamato perfettamente ed in maniera originale dai Portishead . Quello che mi accingo a recensire è un “classico”della musica moderna : “Dummy”. “Dummy” è il primo album dei Portishead, pubblicato ormai più di dieci anni fa, ma ancora terribilmente moderno e d’avanguardia. Un’opera notevole, affascinante, di ottima fattura che ci regala atmosfere soffuse,sofferte,romantiche,tristi ma sempre completamente avvolgenti e travolgenti. Oltre alle ottime capacità del gruppo di rilevanza notevole è, sicuramente, la voce penetrante e densa della cantante Beth Gibbons, la quale, si può permettere di giocare a passare improvvisamente da un registro vocale all’altro(da quello sensuale a quello crudele, da quello dolente a quello quasi urlato). Il disco ha inizio con le note di una chitarra sofferente in “Mysterons” un brano cupo e dolente, segue “Sour Times” in cui Beth urla “nobody loves me” che trafigge e riecheggia come un presagio. Si susseguono a ruota libera pezzi memorabili come “Strangers”, “WanderingStar”,“Numb”e “Pedestal”. Ogni brano di quest’album è di fatto degno di “lode et onore”e meriterebbe di essere descritto minuziosamente in ogni sua parte sia per la struttura musicale, sia per i testi e anche per le immagini e sensazioni che ricrea nella mente dell’ascoltatore; forse soltanto “It’s a fire” convince e appassiona in modo minore, discostandosi dal resto dell’album. “Dummy” è stato considerato da molti come il manifesto del trip-hop, ma va oltre i confini del genere . Da ascoltare assolutamente.
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