Sigur Ros - Teoremi Musicali

I Sigur Rós nascono nell?Islanda del 1994 dalle menti di Jón Þór Birgisson, Ágúst Ævar Gunnarsson e Georg Hólm. Il gruppo, passa i primi tre anni lavorando in studio e pubblicando qualche singolo. Le difficoltà sono comunque molteplici, soprattutto di carattere finanziario. Il loro sound è di una particolarità terrificante. Aggiornando le intuizione shoegaze di gente come Jesus Mary And Chain, Ride, My Bloody Valentie e i primi Verve e avvolgendole con le calde sonorità gotiche dei Dead Can Dance ottengono un qualcosa di assolutamente straordinario. La loro musica è inoltre l?accurata elaborazione del Dream-Pop di matrice inglese (Slowdive, Cocteau Twins e Mojave3) assieme alla pura estasi musicale di artisti quali Spaceman 3 e Radiohead. I tratti più elettroinici ricordano la migliore Bjork e rimandano allo Shulze di Irricht. La componente più arrabbiata dei Sigur Ros è frutto dell?influenza di quel post-rock di matrice canadese (Godspeed You Black Emperor), scozzese (Mogwai) e americana (Labradford).
Nel 1997 esce il loro primo Lp: Von. L?album nel complesso è pervaso da un ombra notturna. La difficoltà nel descrivere questo album è per noi estrema. Meglio dunque descrivere le sensazione che provoca nell ascoltatore. Pare di camminare nella fredda Islanda, lungo un sentiero deserto. La Luna velata da rocciose nuvole in arrivo, preparano l?uditore all?esplosione sonora. I primi dieci minuti sono di pura psichedelia. Il vento scuote le le fronde degli alberi, il mare s?increspa e qualche gabbiano vola via lontano. Ululati sinistri si accavallano alle orecchie dello sperduto visitatore. La fine sembra vicina ma la voce di Jonsi ci ridesta dall incubo sonoro e ritorna magnifico il Sole a illuminare la Via. Droni e architetture di chitarra e fiati illuminano la via della salvezza. La vita è vicina.
E così iniziano a farsi conoscere nella fredda Islanda. Ma è nel 1998 che arriva il boom. Quello che esce nel 1999 è uno degli album capolavoro (e non esageriamo) della musica contemporanea. Ágætis Byrjun trasporta l?ascoltatore in paesaggi freddi e con i gaisers lo riscalda. Questo potrebbe essere il giusto sunto di questo album. E? magico. Anche questo, come d?altronde tutta la discografia dei Sigur Rós, difficilmente descrivibile. La voce di Jonsi tratteggia splendide traiettorie vocali simili al volo degli uccelli. E con canzoni come Vidrar Vel Til Loftarasa, Olsen Olsen, Svefn-G-Englar non ci resta che piangere. E l?album, seppure di lunghezza considerevole (circa 70 minuti), scorre leggero fra note di una dolcezza incredibile e droni elettronici. Svefn-G-Englar apre l?album. E? una lenta ballata di dieci minuti sorretta, per la quasi totalità della sua durata, dalla sola voce del cantante. Le soffici melodie aprono il campo a imponenti digressioni di viole e fiati. E l?ascoltatore rimane incantato da tanta bellezza sensoriale. La musica dipinge favolosi acquerelli, dipingendo grandi distese marine e immense praterie disabitate. Vidrar Vel Til Loftarasa parte in sordina e all ottavo minuto circa esplode, deflagrando in un magma di fiati cameristico.Tutto questo è Ágætis Byrjun.
Nel 2002 arriva un?altra(inattesa) svolta. Con () il suono dei Sigur Ros muta profondamente. L?album rimane comunque (anche questo) un capolavoro assoluto della musica post-duemila. Le tracce sono 8, tutte estremamente dilungate. Importante notare come nessuna canzone abbia un titolo così come l?album ed il booklet dello stesso. Tutto vuoto, tutto completamente bianco. E la nuova filosofia dei Sigur Ros si trasmette nella loro musica. Se Ágætis Byrjun può rappresentare l?esplosione e tutto ciò che si proietta verso l?esterno, () è un immensa implosione. La musica si fa rarefatta, testi quasi del tutto assenti, gli strumenti ridotti ai minimi termini. Se il sound di Ágætis Byrjun è quanto di più pomposo che chiunque possa aver mai ascoltato, quello di () è essenziale, scarno e povero. Untitled Track N. 1 (accompagnata da un bellissimo video vincitrice nella sezione Best Video agli MTV Music Awards e diretto dalla bravissima Sigismondi) è l?emblema dell?album. Voce soffusa, pianoforte che regge violini e viole in lontananza. Da applausi. La malinconia trasporta chi ascolta verso le strade del passato, conducendolo per mano. Le tracce scorrono lente ed inesorabili fino al terzetto finale. Infatti Untitled Track 6, 7,8, piuttosto simili per struttura ci conducono verso un sound più ritmato e rock. La Untiled Track n. 8, vero capolavoro dell?album, ci porta inizialmente verso sentieri illuminati dal Sole. Al minuto numero 6 inizia la discesa agli Inferi. Una progressione di tre minuti.Un esplosione sonora di batteria (sembra che ce ne siano 100), chitarre, bassi, violini e fiati. Miracolo a Reykyavik.
Von - Post Rock 8
Ágætis Byrjun - Dream Pop 9
() - Post Rock 9
Takk - Dream Pop 8
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